Ranking e autostima: cosa succede davvero durante gli Open

Annunciati i workout dei Quartefinals parliamo degli Open da un punto di vista psicologico guardando alle classifiche.

Durante gli Open di CrossFit®, la leaderboard non è solo una classifica.

Per molti atleti diventa uno specchio: non riflette soltanto la performance, ma anche il valore personale percepito. È qui che nasce una dinamica delicata, spesso invisibile: la tendenza a “spingere” il punteggio oltre ciò che gli standard consentirebbero realmente. Quando questo accade, il confine tra dato oggettivo e giudizio personale si assottiglia e una prestazione inferiore alle aspettative può attivare emozioni intense: frustrazione, senso di inadeguatezza, paura del giudizio.

Gli Open amplificano un meccanismo che esiste in ogni contesto sportivo: il confronto con gli altri. Ma qui avviene in modo particolarmente diretto.

Stesso workout, stessi giorni, risultati pubblici. Non ci sono molte variabili da attribuire a fattori esterni. Ridurre tutto a una questione di “zanza-rep” è fuorviante. In molti casi si tratta di un tentativo, più o meno consapevole, di gestire ciò che quel punteggio rappresenta.

Alessandra Conzo – Pic by Alice Favi

Perché negli Open non si confrontano solo i numeri, ma anche le identità.

E quel confronto è diretto, pubblico, inevitabile: stessi parametri, stesso stimolo. Questo rende difficile “spiegarsi” una prestazione inferiore. E allora il rischio non è solo fare meno degli altri, ma diventare “quello che fa meno degli altri”. Una differenza sottile, ma psicologicamente potente.

In questa cornice, alcuni comportamenti possono essere letti come forme di evitamento: non si evita il workout, ma ciò che quel workout potrebbe far emergere. Il limite, l’errore, la distanza tra ciò che si è e ciò che si vorrebbe essere.

Rispettare pienamente gli standard significa esporsi a un risultato reale.

E il risultato reale, a volte, è scomodo. Può non essere all’altezza delle aspettative personali o di quelle percepite dagli altri. In questo senso, “alleggerire” uno standard o contare una ripetizione borderline diventa un modo per rendere più tollerabile quell’esperienza. Il problema è che, così facendo, si perde proprio ciò che rende utile la competizione: il feedback autentico. Senza quello, la crescita si arresta, anche se il punteggio racconta il contrario.

Per carità, bisogna dire che non tutti i punteggi “imprecisi” nascono da una scelta consapevole. Sotto fatica, con il tempo che scorre, la percezione del movimento cambia: una rep può sembrare valida dall’interno anche se non lo è. A questo si aggiunge una naturale tendenza a concedersi un piccolo margine a favore. Il confine tra errore tecnico e auto-indulgenza, quindi, diventa sottile.

Inoltre, è opportuno dire, che anche il contesto fa il resto. Nei box dove il focus è solo sul punteggio, gli standard tendono a diventare più elastici. Dove invece si dà valore alla qualità del movimento, è più facile che l’atleta accetti un risultato reale, anche se meno gratificante.

Ed è qui il punto: un punteggio più alto può dare un ritorno immediato, ma senza feedback autentico si perde la possibilità di migliorare davvero. Si guadagna qualcosa subito, ma si smette di crescere nel tempo.

Gli Open, in fondo, non testano solo il fitness, ma il rapporto con il limite e con la propria immagine. La leaderboard mostra un numero, ma quel numero dice quanto si è scelto di essere aderenti alla realtà.

Una nota finale è implicita: quando la performance diventa professione, gli standard smettono di essere negoziabili. Ed è lì che si intravede la differenza tra chi si racconta e chi si misura davvero.

PS: Caro Hiller, se mi leggi, batti un colpo!

La vostra Psyco-Doc Vanessa

Conosce il CrossFit® per caso, in mezzo al deserto, se ne innamora.
Le piacciono i legami che nascono nei box, luogo in cui passa tanto tempo.
Porta sempre con sé i suoi dumbbell personali di 8 e 6 anni.
Strizzacervelli.
Curiosa.
Ama osservare e condividere le interazioni tra mente e CrossFit®. Come lo fa? Grazie a Dummies at the Box

Psicologa - Esperta in valutazione Stress Lavoro-Correlato

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