Cos’è successo alle finali Masters IF3? Una ricostruzione degli eventi e delle criticità organizzative
Lo scorso weekend l’International Functional Fitness Federation (iF3) ha organizzato in Australia l’edizione 2025 dei suoi Masters World Championships.
Ciò che avrebbe dovuto essere una celebrazione del functional fitness per gli atleti veterani si è trasformata, secondo testimonianze dirette e comunicazioni interne raccolte e girate sui social, in una sequenza di errori, revisioni dell’ultimo minuto, caos organizzativi: un evento che gli stessi partecipanti ricordano come un “disastro completo”.
Secondo quanto riportato da TheBarbellSpin che ha raccolto testimonianze e da una serie di email inviate agli atleti, in molti casi l’organizzazione è stata costretta a rincorrere i problemi durante lo svolgimento della gara. Capiamo cosa è successo.
Una sede inadeguata e allestimenti improvvisati
La manifestazione si è tenuta presso Brisbane Showgrounds, un’area multi-uso normalmente impiegata per fiere e anche, secondo alcuni dei partecipanti, per ospitare un “petting zoo” A quanto emerge dalle segnalazioni:
- Nessuno al momento dell’iscrizione aveva chiarito che la competizione, in toto o in parte, sarebbe stata all’aperto.
- Il “competition floor”, ovvero l’area dove si sarebbe svolta la gara, poggiava su una superficie inclinata, con tappeti di gomma irregolari sotto la struttura principale (rig), una condizione ben lontana da standard qualitativi che si vorrebbero vedere in una Finale mondiale.
- Il rig non era fissati al suolo: durante l’utilizzo oscillava vistosamente, mettendo a rischio stabilità e sicurezza.
- Per gli atleti più bassi non erano previsti “risers” (pedane) per consentire l’accesso alla barra per le trazioni: molti hanno dovuto arrangiarsi con box da box-jump o blocchi in schiuma improvvisati.
- Dal punto di vista degli spettatori, la situazione non era migliore visto che non c’erano posti a sedere contrariamente da quello che ci si aspettava. In una mail agli atleti gli organizzatori avevano promesso un “festival atmosphere” con “plenty of seating” ma nella pratica l’unica opzione era portarsi da casa una sedia pieghevole.
In sostanza: la sede e l’allestimento si sono dimostrati inadatti per un evento di portata mondiale, specialmente per una gara di functional fitness che richiede pavimentazioni stabili, attrezzature sicure, e rispetto degli standard minimi di logistica e comfort.
Il nodo del Test 1 di Endurance e la gestione del flow “bizzarra”.
Ogni competizione iF3 — inclusa quella dei Masters — prevede sei prove (Tests) valide ai fini del punteggio finale. Il Test 1 in particolare era definito come prova “endurance”, con questo schema:
- 4.000/3.400 metri su BikeErg
- 2.000/1.700 metri su RowErg
- 1.500/1.200 metri su SkiErg
Tuttavia, nella notte che precedeva lo svolgimento del Test 1, intorno alle 4:00 del mattino di venerdì, gli organizzatori hanno inviato una comunicazione agli atleti: il camion incaricato di consegnare gli SkiErg non era arrivato. Di conseguenza, la prova fu modificata: la parte su SkiErg venne sostituita con line-facing burpees.
Niente SkiErga e con il workout modificato, l’Evento 1 è stato deciso di farlo in modalità “waterfall heats”. Non chiaro se questa decisione è stata presa a seguito della mancanza degli SkiErg. Probabilmente si sarebbe svolta lo stesso così. Quindi, in sostanza par di capire che le heat successive partivano a intervalli prefissati, non in relazione al completamento della heat precedente.
Questo ha generato, da quello che riporta TheBarbell Spin una serie di problemi perché:
- In ogni corsia c’era un solo giudice — che sorvegliava solo i burpees, senza verificare che l’atleta avesse completato la parte su BikeErg e Row come previsto.
- Gli atleti più veloci rischiavano di “sorpassare” quelli più lenti, arrivando in anticipo sugli ergometri successivi e dovendo attendere: un evidente problema di flusso e tempistica.
- Per aggiungere confusione, venivano utilizzati due orologi per cronometraggio dei tempi: gli atleti faticavano a vederli, e pare che qualche giudice abbia usato l’orologio sbagliato per registrare i tempi.
Il risultato: una prova di endurance che ha perso ogni certezza sia in termini di correttezza, sia di equità, sia di sicurezza.
La mail del venerdì sera: appello e richiesta di nuova prova
Alla fine della giornata gli organizzatori hanno inviato una nuova comunicazione.
In essa riconoscevano che la prima giornata “non era andata bene” e offrivano agli atleti la possibilità di fare appello (“appeal”) sui risultati del Test 1.
A firma della presidente iF3, Gretchen Kittelberger, la mail conteneva la promessa di impegnarsi a migliorare l’organizzazione per il resto del weekend.
Inoltre, fu annunciata la possibilità di una prova di endurance sostitutiva: una “re-do” da far svolgere solo se gli atleti (di una determinata categoria) non fossero stati unanimi nell’accettare i risultati originali. In caso di mancato accordo, la nuova prova diventava obbligatoria.
Gli atleti non hanno raggiunto l’unanimità: molti non si sono sentiti rappresentati dai risultati del Test 1, viste le condizioni di gara. Di conseguenza la iF3 ha dato il via alla prova di re-do.
Purtroppo, secondo le testimonianze, la nuova endurance test è rapidamente degenerata: confusione logistica, errori di gestione, difficoltà pratiche. Alla fine, gli organizzatori hanno deciso di stoppare la prova.
Conseguenze immediate: host esclusa, dimissioni, “debrief” promesso
A valle del disastro sappiamo che:
- L’Australia, inizialmente designata per ospitare i Mondiali Elite 2026, non sarà più sede della prossima edizione. Gli organizzatori hanno annunciato che verrà immediatamente avviata la ricerca di un nuovo paese ospitante.
- Mel Robinson, vicepresidente della iF3, ha rassegnato le sue dimissioni dal Board of Directors.
- La iF3 ha promesso un “thorough debrief” sull’evento: un’analisi a fondo per identificare errori, responsabilità e potenziali soluzioni per evitare il ripetersi di una simile catastrofe organizzativa.
Maurizio Cesali, nostro atleta Master 40-44 arrivato poi 2° a pari merito overall (in gara assieme a Cristina Florentia Andries anche lei nella categoria Master 40-44), sui social non nasconde la delusione con un comunicato/post in cui spiega così il week end:
Solo chi mi conosce sa cosa abbiamo passato questo weekend qui in Australia. Un campo gara da 8 rack con 10x10m di gommato, giudici volontari che non avevano la minima comprensione dei movimenti standard degli esercizi più semplici, nessuna area ristoro (né cibo né acqua potabile fresca), nessun spogliatoio e nessuna doccia.
Atleti lasciati a terra sul cemento tra un workout e l’altro.Da quanto abbiamo compreso la direzione gara ha perso per alcune categorie i risultati del primo test di endurance, costringendo a far ripetere il test a tutti gli atleti coinvolti.
Qualcosa di veramente vergognoso !!
Dietro ogni gara un Atleta rinuncia a molte cose; mangia ciò che gli fa bene non quello che gli piace, si allena 2/3 ore al giorno per tutta la settimana e va a dormire presto. Quando sei sul campo gara sei tu contro tutti, con i tuoi pensieri e la tua adrenalina. Sei come un soldato, sai perfettamente cosa fare e quando farlo.
Quando però hai di fronte un giudice che non ha la minima conoscenza dei movimenti che stai facendo tutti i tuoi sforzi sono vani, e tutto il lavoro fatto per arrivare fin lì svanisce. !!
Dal canto nostro, AFFI si è mossa di conseguenza portanto all’attenzione di chi di dovere la propria posizione.
Una organizzazione, quella locale australiana, che non da merito a quanto di buono viene fatto costantemente da IF3 con eventi sempre di qualità. Qui il comunicato:

Certi che sia stata una singola debacle, sicuramente IF3 adotterà tutte le opportune misure per far in modo di “appaltare” ad organizzazioni locali fidate e collaudate i suoi prossimi eventi Master che in passato, a detta di molti, hanno superato come qualità percepita anche gli ultimi CrossFit Games Age Groups.

