Tra percezione e azione: “Be Steady”

Hai il bilanciere carico da PR.

Il warm-up è andato bene, la tecnica c’è, nessun dolore. Poi, appena stringi la presa, arriva un pensiero molto convincente: “Oggi non va”. Oppure sei a metà di un WOD, il fiato brucia, le gambe diventano pesanti e la conclusione sembra altrettanto evidente: “Non reggo fino alla fine”.

Il problema è che, sotto pressione e fatica, quello che sentiamo può sembrarci un dato oggettivo.

Non sempre lo è.

La percezione dello sforzo, per esempio, non dipende soltanto da ciò che sta accadendo nei muscoli: entrano in gioco aspettative, motivazione, contesto e disponibilità a sostenere ancora quello sforzo. In altre parole, sentirsi al limite e avere realmente raggiunto il proprio limite non sono necessariamente la stessa cosa.

La pressione può giocare un altro scherzo.

Un gesto ripetuto centinaia di volte diventa improvvisamente qualcosa da controllare in ogni dettaglio: petto su, gomiti, piedi, tirata, ricezione. È un fenomeno conosciuto nello sport: riportare sotto un controllo cosciente eccessivo un movimento automatizzato può interferire con la sua esecuzione. Contemporaneamente l’attenzione tende a restringersi: timer, giudice, il peso da sollevare, fatica. Tutto il resto, strategia compresa, rischia di passare in secondo piano.

Quindi no, allenare la mente non significa convincersi che “andrà tutto bene”. Significa imparare a riconoscere cosa sta succedendo e continuare a scegliere cosa fare.

Da dove iniziare? Da tre cose molto semplici.

1. Dai un nome a quello che c’è, non a quello che temi succederà

Sotto pressione tendiamo a trasformare rapidamente ciò che sentiamo in una previsione: il bilanciere sembra pesante e diventa “oggi non va”; il cuore accelera e diventa “sono nel panico”; la fatica aumenta e diventa “non arriverò alla fine”.

Fare naming significa fermarsi un passaggio prima e identificare con precisione ciò che sta realmente accadendo: “sto sentendo fatica”, “c’è tensione”, “sto pensando che fallirò”, “ho l’impulso di rallentare”. Non serve a far sparire quello stato, ma a evitare che pensiero, sensazione o impulso vengano scambiati automaticamente per un fatto.

Prima riconosci cosa sta succedendo. Poi decidi cosa farne.

2. Torna a un riferimento concreto

Quando i pensieri si affollano, riduci ciò che devi controllare.

Non cinque cue tecnici insieme, ma uno: il respiro, il ritmo delle rep, un punto preciso del setup, una parola concordata con il coach. Qualcosa di osservabile e utile all’azione. La domanda non è “come faccio a non sentirmi così?”, ma “dove mi serve l’attenzione adesso?”

3. Costruisci il piano prima che arrivi la fatica

Sotto fatica siamo meno lucidi nel modificare continuamente una strategia.

Per questo alcuni scenari vanno preparati a mente fredda: quando spezzare le rep, quando rallentare, quale cue usare se perdi il gesto, cosa fare se il piano A salta.

Curiosità: per i piloti aerei, il volo è di per sé un'attività ad alto carico cognitivo dall'inizio alla fine, ed è per questo che esistono le checklist. Avere procedure già pronte serve ad “automatizzare” l'esecuzione in condizioni di stress.

Ovviamente, partire con un piano non significa restarne prigioniero: l’adattamento passa attraverso una lettura del contesto, e non partire da zero riduce quel “rumore” sulla performance.

Il punto non è diventare impermeabili alla fatica o alla pressione. Arriverà comunque il momento in cui il bilanciere sembrerà troppo pesante, il piano inizierà a vacillare e la mente suggerirà di mollare, accelerare o cambiare tutto.

La differenza sta in ciò che succede subito dopo.

Perché la mente parlerà comunque.

La performance si allena nello spazio tra quello che ti dice e quello che scegli di fare.

La vostra Mind_Pilot

Conosce il CrossFit® per caso, in mezzo al deserto, se ne innamora.
Le piacciono i legami che nascono nei box, luogo in cui passa tanto tempo.
Porta sempre con sé i suoi dumbbell personali di 8 e 6 anni.
Strizzacervelli.
Curiosa.
Ama osservare e condividere le interazioni tra mente e CrossFit®. Come lo fa? Grazie a Dummies at the Box

Psicologa - Esperta in valutazione Stress Lavoro-Correlato

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