Come e perché è importante saper eseguire bene uno Squat. Approfondiamo la biomeccanica

La neuro meccanica dello Squat

La neuromeccanica dello squat è un aspetto fondamentale per comprendere a pieno questo esercizio.

Nonostante lo squat sia un movimento naturale che tutti facciamo quotidianamente, eseguirlo correttamente a livello atletico richiede consapevolezza e tecnica.

In questo articolo approfondiamo alcuni aspetti neuromeccanici dello squat, ovvero cosa accade a livello muscolare e articolare durante l’esecuzione e come ottimizzare la performance attraverso una maggiore percezione e attivazione dei gruppi muscolari coinvolti.

L’analisi neuromeccanica dello squat infatti può aiutare atleti esperti e principianti a comprendere meglio i dettagli di questo fondamentale movimento, per eseguirlo nel modo più efficace e sicuro possibile.

Articolo in collaborazione con Tepy

Fondamenti biomeccanici

Lo squat è sicuramente uno tra gli esercizi più affascinanti e praticati negli allenamenti; non a caso anche anche Tepy lo pone quale esercizio cardine sia nella riabilitazione sia nell’allenamento.

Lo squat è utilizzato principalmente come esercizio per allenare la forza degli arti inferiori, per questo, oltre a fare parte della disciplina del powerlifting, è anche il movimento cardine di molte altre discipline, spaziando dal fitness sino al mondo olistico.

Lo squat come esercizio è stato molto studiato dal punto di vista biomeccanico e proprio per questo esistono delle linee guida che mettono d’accordo una parte del mondo scientifico che si occupa del movimento umano.

Senza addentrarci nei dettagli biomeccanici delle articolazioni coinvolte nell’esecuzione del movimento, la cosa che è importante sapere è che il movimento si compone da una triplice flessione delle articolazioni dell’arto inferiore, una dorsiflessione della caviglia, una flessione del ginocchio e infine una flessione dell’anca.

Mentre avviene questa triplice flessione delle articolazioni, il ginocchio scivola in avanti nella direzione del piede e l’anca si sposta posteriormente, il tronco deve rimanere stabile con i muscoli del core attivi, senza cambiare la posizione della colonna vertebrale in tutto il movimento di discesa e risalita.

I muscoli coinvolti durante l’esecuzione sono molti e naturalmente, molto dipende dalla fase e dall’angolo in cui si trova l’esecutore. I principali muscoli che partecipano al movimento sono: i quadricipiti, i glutei, gli ischio crurali, i muscoli del piede e del core.

Quindi se volete immaginare uno squat, pensate ad un bambino che si siede sul vasetto della pupù, oppure ad un adulto che si alza da una sedia o da una poltrona.

Un movimento funzionale

Se vogliamo intendere lo squat come un movimento funzionale, dunque quotidiano, possiamo fermarci qui nella descrizione, ma  siamo sicuri che gli atleti, i followers di TEPY e tutti gli appassionati del fitness, non si limiteranno alla conoscenza di tali aspetti meccanici delle articolazioni ma saranno interessati anche altri aspetti più neurologici. In pratica ciò che avviene nel nostro cervello quando eseguiamo un buon squat.

La premessa della visione neuromeccanica dello squat è quella di creare i presupposti ideali per far sì, che ogni persona possa perfezionare l’esecuzione dello squat su una base percettiva sensoriale, ovvero ”quello che sento quando lo faccio e non solo come lo faccio meccanicamante” e inviare informazioni  sensoriali molto dettagliate al nostro cervello che ci ringrazierà con un miglior controllo e performance dello squat.

Ecco alcuni punti da tenere in considerazione per un’esecuzione ideale dello squat con una visione neuromeccanica che tutti gli utenti di Tepy potranno vedere nei video presenti nell’App

La sinergia muscolare

Il primo punto riguarda la percezione di sinergia muscolare durante il movimento, sia nella fase di discesa che di spinta. Questo significa che quando eseguiamo l’esercizio dobbiamo concentraci nel far lavorare i muscoli del compartimento anteriore e posteriore della coscia, cioè quadricipite, ischio crurali, oltre ai glutei e addominali.

Se non percepite questa sinergia o sentite predominare un solo gruppo muscolare, cercate di eseguire il movimento cercando di attivare tutti i compartimenti muscolari. Questa sinergia deve essere intesa come tra muscoli agonisti e antagonisti a seconda della fase del movimento.

Il ritmo articolare

Il ritmo articolare è sicuramente un punto fondamentale della visione neuromeccanica dello squat. Questo significa che dobbiamo focalizzarci nel cercare di far muovere le articolazioni nello stesso momento. Il ritmo articolare dello squat deve creare una coordinazione del movimento e ci deve permettere di eseguire la fase di discesa portando il ginocchio in avanti e l’anca indietro allo stesso tempo, senza pregiudicare l’appoggio del piede e la posizione del tronco. Questa strategia è una sorta di aiuto per il nostro cervello per eseguire un movimento fluido.

Punti di appoggio

La distribuzione del peso sul piede è sicuramente un altro punto da tenere in considerazione per una buona esecuzione dello squat. La sensazione da tenere in considerazione è quella di distribuire il peso del corpo principalmente in tre punti del piede. Nello specifico tallone, primo metatarso del dito alluce e metatarso del quinto dito.

In questo modo il piede potrà aiutarci ad avere una maggior stabilità dell’intero corpo oltre a poter attivare volontariamente i muscoli del piede che ci aiuteranno nella spinta. La stabilità del piede durante tutta l’esecuzione dello squat si trasformerà in una miglior attivazione dei glutei e dei muscoli del core.

Attivazione del core

Attivazione del core attraverso una corretta respirazione. Questo è un elemento cardine per una buona e sicura esecuzione dello squat in una visione neuromeccanica.

I muscoli profondi del core, intesi come tutti i muscoli che stabilizzano il bacino e la colonna vertebrale, sono relazionati ad una buona esecuzione degli atti respiratori.

Questo significa che i muscoli che partecipano nella respirazione, se ben attivi e sinergici, permettono di avere un core forte e stabile e quindi prevenire sovraccarico alla colonna vertebrale durante l’esecuzione dello squat oltre a una buona sinergia tra tutti i muscoli.

Per tutti gli amanti dello squat, ma anche per i neofiti, consigliamo di applicare queste strategie di neuromeccanica , per esaltare le proprie potenzialità e abilità motorie. Ci vediamo nell’app TEPY per altri consigli e strategie di ottimizzazione dello squat.

Nel prossimo articolo approfondiremo invece come le differenze genetico morfologiche incidono sulla qualità del nostro squat e capiremo finalmente perchè gli asiatici sono così facilitati nell’andare sotto il parallelo, beati loro…!


Articolo in collaborazione con Tepy

Marco Maccari

Team Tepy

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