Tra gli ostacoli da superare e nuovi format di gara, proviamo a immaginare il futuro del nostro sport
Ci perdoneranno i nostri lettori se, per una volta, facciamo una piccola digressione dal CrossFit®
Ma davanti a quello che l’Italia sportiva ci sta regalando in queste settimane è davvero difficile non farlo.
Agosto ci ha ricordato una cosa semplice: quando lo sport italiano trova talenti, competenza, organizzazione e persone disposte a lavorare, i risultati arrivano.
- Agli Europei di atletica, l’Italia ha chiuso al primo posto nel medagliere. Un risultato che racconta non soltanto la qualità dei nostri atleti, ma la profondità di un movimento capace di essere competitivo in discipline completamente diverse.
- Agli Europei di nuoto, l’Italia è stata ancora una volta protagonista, chiudendo al secondo posto nel medagliere.
- E poi la ginnastica.La ginnastica artistica, con gli Europei e gli importanti risultati ottenuti dagli Azzurri.
- E la ginnastica ritmica, con i Mondiali appena conclusi a Francoforte, dove Sofia Raffaeli è stata ancora una volta protagonista, conquistando il bronzo nel concorso generale e importanti risultati nelle finali di specialità. Un appuntamento che ha dato anche il via al percorso di qualificazione verso Los Angeles 2028.
Insomma, questo agosto ci ha gasato parecchio.

E noi, guardando tutto questo, abbiamo pensato una cosa. E se un giorno potessimo raccontare la stessa storia parlando di CrossFit/Functionalfitness?
Lo abbiamo già detto tante volte. Il sogno olimpico del crossfit esiste. È lì, nel cassetto. E ogni tanto ci piace tirarlo fuori, immaginarlo e sognarlo.
Sappiamo benissimo che gli ostacoli sono tanti e c’è chi da tempo ci sta provando (es. International Functional Fitness IF3).
Il primo, forse il più evidente, è che CrossFit®, quello che vediamo ai Games, è un marchio registrato e che quindi il percorso per trasformare la disciplina praticata quotidianamente da milioni di persone in uno sport olimpico non è affatto semplice.
Poi c’è una questione ancora più concreta: il format attuale delle gare non è propriamente televisivo. Una competizione può durare giorni, alternare prove completamente diverse (se non lo fosse si snaturerebbe il concetto di crossfit stesso), prevedere classifiche che cambiano continuamente e richiedere allo spettatore una certa conoscenza della disciplina per comprenderne davvero dinamiche e strategie.
Per chi conosce il CrossFit/Functionalfitness è parte del fascino.
Per chi accende la televisione per la prima volta, forse un po’ meno anche se ormai vediamo oramai di tutto alle Olimpiadi. A Los Angeles sembra che debutterà il FlagFootball.
https://www.gazzetta.it/olimpiadi/23-09-2025/flag-football-il-percorso-verso-los-angeles-2028-inizia-con-gli-europei.shtml
Ma questo significa che sia impossibile renderlo olimpico?
No. Significa, forse, che bisogna avere il coraggio di immaginarlo diversamente. Pensiamo all’atletica. Il decathlon e l’eptathlon non chiedono a un atleta di essere semplicemente “forte” o “veloce”. Gli chiedono di dimostrare competenze diverse, in discipline differenti, accumulando punti prova dopo prova.
E allora perché non immaginare, un giorno, un Functilnal Fitness olimpico strutturato come una vera competizione a prove? Una selezione di workout pensati per essere comprensibili anche al grande pubblico. Prove brevi, intense, spettacolari. Una combinazione di forza, ginnastica, endurance, potenza e capacità metaboliche.
Un sistema di punteggio chiaro.
Un numero definito di prove.
Una classifica che si costruisce progressivamente.
E, soprattutto, un format televisivo capace di raccontare al pubblico chi è davvero l’atleta più completo. E la cosa interessante è che, in realtà, qualcosa che va in questa direzione lo abbiamo già visto.
A Napoli, agli Europei iF3 ospitati da UBL, è stato presentato il format Hypermedley: sei prove da completare in un blocco di circa due ore, dedicate a endurance, strength, bodyweight, skill, mixed e power. Un format molto più concentrato rispetto a una competizione tradizionale. Non è il CrossFit olimpico. Ma è interessante perché dimostra che il concetto di una competizione di fitness funzionale più concentrata, dinamica e televisiva non appartiene soltanto alla fantasia. Ne abbiamo parlato ampiamente sui nostri canali e scritto articoli recentemente.

Forse è proprio da esperimenti come questo che potrebbe nascere qualcosa di nuovo.
Non sarebbe più il CrossFit che conosciamo oggi?
Probabilmente sì. Ma forse lo sport olimpico non deve necessariamente essere una fotografia perfetta di quello che facciamo oggi.Potrebbe essere la sua evoluzione.
E qui torniamo all’Italia.
Perché osservare quello che è successo in questi campionati europei significa anche rendersi conto di una cosa che spesso dimentichiamo: il talento c’è. Ci sono ragazzi e ragazze che si allenano per anni in strutture non certo sempre all’avanguardia. Ci sono allenatori che lavorano lontano dai riflettori.
Ci sono preparatori, tecnici, società sportive e professionisti che costruiscono risultati senza necessariamente avere grande visibilità. E questo vale anche per il nostro mondo dove per lo meno è sufficiente un box attrezzato e nella nostra Penisola di certo non mancano.
Il problema è che, troppo spesso, tutto questo lavoro rimane invisibile.Mancano strutture. Manca divulgazione. Manca investimento. E, ancora prima, manca una vera cultura sportiva che dovrebbe iniziare proprio dalla scuola.
Lo sport non dovrebbe essere semplicemente l’ora in cui si corre un po’ o si gioca a pallavolo. Dovrebbe essere educazione, disciplina, conoscenza del proprio corpo, capacità di affrontare una sconfitta, comprensione del valore dell’allenamento e della costanza.
Perché dietro ogni medaglia che vediamo sul podio ci sono anni di lavoro che quasi mai vediamo. E forse è proprio questo che ci ha fatto venire voglia, ancora una volta, di parlare del nostro sogno olimpico. Non perché pensiamo che sia facile. Non perché pensiamo che sia dietro l’angolo. E nemmeno perché ignoriamo tutti gli ostacoli che esistono.
Ma perché ci piace sognare. E guardando gli Azzurri conquistare medaglie in discipline diverse, guardando nuovi talenti emergere e persone che lavorano in silenzio riuscire finalmente a salire su un podio, ci viene da pensare che lo sport sia proprio questo:avere una visione.
Lavorare per renderla possibile. E, qualche volta, permettersi di immaginare l’impossibile.
Quindi sì. Noi continuiamo a sognare.
Un giorno, magari, potremmo davvero vedere il Fitness Competitivo ai Giochi Olimpici.

