Dietro ogni scelta c’è una mente che valuta, osserva e reagisce. Scopriamo con le lenti della
psicologia cosa può orientarla.
Settembre, lo sappiamo, è il mese che porta con sé il momento delle decisioni nonché la definizione di nuovi obiettivi. Se per chi già si allena da tempo non vede l’ora di tornare alla routine delle classi per riabbracciare la propria community, c’è chi magari per la prima volta vorrebbe approcciare a questo sport e non sa come orientarsi nella scelta del box.
La scelta di un Box di CrossFit
I punti “cardine” che possono direzionare quest’ultima variano:
- c’è chi cerca quello più vicino casa o l’ufficio
- chi quello con i migliori orari
- chi guarda al livello tecnico o all’energia che si respira appena varcata la soglia d’ingresso.
La verità, per quanto possa sembrare una frase da cioccolatino, è che la “scelta giusta” non esiste. Esistono le esperienze che ogni essere umano fa, ognuna con il suo valore e la possibilità d’imparare da ciascuna di esse.
Personalmente, ricordo quando ho messo piede nel mio primo box: in poche settimane è diventato un posto sicuro e ricco di esperienze significative (nel bene e nel male – diciamolo!), ma anche un luogo in cui portare con me la mia vita di tutti i giorni (tra lavoro ed equilibri da genitore con due bambini).
Col tempo si rimane aperti all’esperienza in quanto tale, apprezzando che non è mai solo questione di PR o di skill conquistate. È piuttosto la combinazione di tante piccole cose: il modo in cui ti viene spiegato un movimento (ricordo in uno dei miei innumerevoli drop-in per l’Italia dove ho fatto il mio primo HSPU senza 65 ab mat!), la cura con cui viene strutturata la classe, l’attenzione ai dettagli che ti fa sentire in buone mani, il solo PVC offerto con un sorriso durante il riscaldamento. E poi ancora il clima, la possibilità di concedersi di sbagliare senza la paura di esporsi al giudizio (proprio e al pensiero altrui), la sensazione di uscire stanchi ma più leggeri.
Ogni box ha una storia e un modo di vivere il CrossFit in maniera differente: dall’approccio al warm-up ai suggerimenti fantasiosi offerti dai coach (questi ultimi spesso offrono un riscontro diretto di come le immagini mentali siano così lontane dalla realtà concreta strappandoci magari una risata – “Brush the shirt” mi dissero in un box in Germania per spiegarmi come tenere il bilanciere vicino al corpo ed io con savoir-faire tricolore risposi “Non ho mai spazzolato una maglia!”).
D’altronde, la stessa psicologia ci dice che l’apprendimento non è mai fatto di un unico ingrediente.
Non dipende solo dalle capacità individuali, ma anche dalle emozioni e dall’ambiente in cui l’esperienza stessa avviene.
Quando impariamo qualcosa e siamo molto probabilmente “travolti” da un’esperienza positiva (in termini di sensazioni ed emozioni), la motivazione cresce, la memoria si consolida e la voglia di tornare si rafforza. È questo intreccio – corpo, mente, ambiente – a fare la differenza, molto più della scelta orientata sul singolo fattore.
Provando a chiudere il cerchio, così, alla domanda quale box scegliere, il suggerimento che offro è: non sceglietene uno solo.
Trovate quello di riferimento in cui vi sentite bene ma restate aperti all’esperienza senza giudizio (ci saranno giorni in cui avrete voglia di mollare e altri in cui vi darete un’altra occasione – anche se i burpees del giorno precedente vi hanno devastato: è normale).
Ogni box è un’opportunità per crescere come atleti e come persone, per coltivare la curiosità, per incontrare altri vissuti con cui condividere la passione per questo sport e non solo, per scoprire nuove modalità di allenamento e soprattutto prendersi cura di Sé e del proprio benessere psicofisico.
La vostra Doc.

