Laurel Hubbard: prima atleta transgender alle Olimpiadi

Il Grande Dibattito

In questi giorni si é fatto molto rumore sulla partecipazione alle Olimpiadi di Tokyo dell’atleta neozelandese Laurel Hubbard. Sarà la prima atleta transgender a disputare le olimpiadi nel sollevamento pesi.

Laurel, 43 anni, gareggerà nella categoria supermassimi con buone chance di arrivare sul podio viste le sue trascorse vittorie; argento ai mondiali del 2017 e 2020.

Non sono di certo i podi a suscitare discussione ma la possibilità di gareggiare nella categoria femminile, avendo di fatto un aiuto “biologico” data la sua natura di uomo alla nascita che altre ragazze non hanno.

Il CIO (Comitato Internazionale Olimpico) in merito alla questione transgender ha stabilito delle regole ben precise e afferma che: un atleta può gareggiare nella categoria femminile anche senza aver fatto l’intervento chirurgico a condizione che il testosterone sia mantenuto al di sotto dei 10 nanomoli per litro nei 12 mesi precedenti alla competizione.

E’ giusto che gli atleti transgender possano partecipare negli sport femminili?

Su questo tema ci sono comitati del no, come l’ex tennista Martina Navratilova, che ha così dichiarato qualche anno fa in un tweet:

“Chiaramente non sarebbe giusto. Non puoi semplicemente dichiararti donna di colpo e poter essere così idoneo a competere contro le altre donne. Devono pur esserci degli standard, e avere un pene e gareggiare con le donne non può rientrare in questi standard. Per me è questione di correttezza, ovviamente considerando ogni caso a sé.”

Da uno studio pubblicato da Sport Medicine e ripubblicato dal The Guardian, emerge che dopo un anno di inibitori del testosterone, la perdita di massa muscolare, massa magra e forza é solo del 5%. Gli atleti maschi sarebbero sempre più veloci delle donne del 10/13%. A livello di prestazioni la percentuale risulta maggiore del 20% per sport che riguardano prevalentemente la parte alta del corpo.

Come emerge da studi e prese di posizioni il dibattito risulta sempre acceso e margini di dubbi potrebbero sempre rimanere. Quanto i nostri muscoli “memorizzano” o livelli di forza e quanto lunga dovrebbe essere una terapia per assicurare una sorta di parità di genere?

Il tempo e gli studi ci daranno le risposte…

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