Come l’impatto climatico potrebbe cambiare lo sport per come siamo abituati a viverlo e vederlo?

Siamo arrivati quasi al punto di non ritorno? Il cambiamento climatico e lo stress a cui per anni l’uomo ha sottoposto il nostro pianeta, fino a che punto è ancora sostenibile? E lo sport come incide e che conseguenze potrebbe avere in questo processo?

Soccer field, arena, surrounded by forest, aerial view.

Tutti noi ci stiamo, dopo vari stop forzati causa pandemia, riprendendo le nostre (semi) libertà. Riprendere ad uscire, fare sport e ovviamente viaggiare per convivere con una nuova socialità ritrovata.

Poi a breve ci saranno i Giochi Olimpici di Tokyo e ancora più di recente stiamo assistendo agli Europei di Calcio. Ricomincia a girare anche l’economia… finalmente.

Vi è tanta letteratura di impronta economica in merito agli effetti dei Giochi Olimpici e degli eventi sportivi di grande richiamo, sia per i paesi ospitanti che per l’indotto che si riversa sull’economia locale. I promoter e sponsor fanno (o facevano) a gara per dimostrare ai loro Governi quanto un’olimpiade avrebbe portato beneficio. Tuttavia vi è ancora una scarsa attenzione alla comprensione degli impatti sociali ma soprattutto ambientali di eventi di questo tipo. Anche un focus sul rapporto tra le Olimpiadi e le più ampie strategie di sviluppo urbano e regionale appare un punto di secondo piano.
Benché sia ampiamente condiviso che mega-eventi come i Giochi Olimpici possono lasciare importanti eredità alle città e alle regioni organizzatrici, fino ad ora i Giochi sono stati scarsamente considerati nel dibattito sulla sostenibilità.

Il beneficio più lampante derivante dall’ospitare i Giochi è il prestigio di collocare la città organizzatrice «sulla carta geografica». Come sottolinea il rapporto commissionato dal governo del New South Wales dopo il successo nell’organizzare le Olimpiadi di Sidney 2000, «i Giochi sono serviti anche come magnete per il turismo nazionale ed internazionale e hanno rapidamente accelerato il processo di miglioramento del profilo internazionale e del «marchio» dell’Australia in un modo che non sarebbe stato altrimenti possibile» (PriceWaterhouseCooper, 2002). In questo senso i Giochi sono visti come catalizzatori di crescita.

Ma che cos’è lo sviluppo sostenibile?

Secondo la definizione delle Nazione Unite lo sviluppo sostenibile è

lo sviluppo equilibrato tra le necessità economiche e sociali delle persone e la capacità delle risorse terrestri e degli ecosistemi di soddisfare le necessità presenti e future.

…e nello Sport?

Appare chiaro che un settore come lo Sport, a livello mondiale, non può solo ragionare attraverso dei driver puramente economici per valutare il successo di una manifestazione. Appare ancora più chiaro, quindi, il ruolo importante che lo sport ha nell’impatto ad esempio sul clima. Viaggi, trasferte, impianti, modelli di riciclo interno, modelli di sostenibilità finanziaria tramite economie circolari per finanziare la salute. Ci deve essere un do ut des tra chi organizza e chi ne beneficia.

Immaginate di essere nel 2050 e di vedere un replay al rallentatore di Rafael Nadal in azione a Wimbledon, con gocce di sudore che grondano dalla sua fronte, la poca folla che si sventola freneticamente il capo con cappelli da sole, gente le lascia gli spalti ancor prima che finisca il match per finire di guardare la partita in un bar climatizzato o direttamente sulla TV da casa vista l’aria irrespirabile causata dalla combinazione smog – caldo. Partite che saltano e continui eventi annullati.

SandSi – Sport and Sustainability International (di cui Daniele Barbone è rappresentate e co-founder, #7/a Video Podcast – dall’ufficio a correre 48 ore in Amazzonia) riprende un format interessante e particolare della BBC che vi invitiamo a leggere, in cui si parla di come potrebbe essere lo scenario al 2050.

Immaginate un Campionato del Mondo di Calcio, quello del 2050, in cui le partite saranno fatte da 3 tempi da 20 minuti per dare modo ai giocatori di rinfrescarsi.

Courtesy BBC

I cambi probabilmente saranno illimitati e sulla base di calcoli sui parametri biometrici dei giocatori che verranno segnalati alla panchina attraverso una serie di dispositivi sottocutanei.

I biglietti per ogni partita saranno venduti solo ai cittadini locali, questo per minimizzare l’impatto sugli spostamenti delle persone che non si possono permettere trasferimenti totalmente green.

Solo i cittadini del paese ospitante potranno partecipare… con poche eccezioni. Gli stranieri potranno essere presenti dimostrando di aver viaggiato in modo ecologicamente responsabile, ad es. tramite veicoli terrestri elettrici o barche idroelettriche. I voli in entrata e in uscita dal Paese non saranno possibili per mantenere bassi i livelli di inquinamento.

Tuttavia i fan di tutto il mondo non si sentiranno persi grazie all’innovativa tecnologia di realtà virtuale che è stata introdotta in tutti gli stadi, consentendo a miliardi di persone di collegarsi e guardare le partite contemporaneamente, ovunque si trovino nel mondo.

Certo, la presenza a distanza non è certo una novità, ma la nazione ospitante prometterà una nuova esperienza virtuale in cui il tatto e l’olfatto saranno aggiunti ai pacchetti standard 6k a cui saremo abituati.

Coloro che hanno la fortuna di essere presenti di persona saranno trasportati in sicurezza da e verso il luogo delle competizioni tramite una nuova rete di navette resistente al calore.

Per assicurare questi servizi chiaramente i costi dei biglietti saranno eccessivamente alti per una persona della middle class e raggiungere il Paese ospitante sarà solo per una élite di persone facoltose che contribuiranno, con il loro sforzo economico, a mantenere in piedi la macchina organizzativa che ha fatto di tutto per essere “rispettosamente e scrupolosamente sostenibile”.

Questa élite, nel tempo, contribuirà alla formazione di una nuova classe sociale direttamente partner e promotrice degli stessi eventi sportivi.

Una sorta di economia circolare per ricchi?

Chiaramente costruire in tutto il mondo impianti totalmente climatizzati capaci di ospitare grandi quantità di persone non è sempre possibile e rappresenta un lusso per pochi. Quanto green sono in realtà questi impianti faraonici?

Una prova fondamentale per il connubio sport/ambiente verrà data nel 2022 in Qatar, lì dove si svolgeranno i mondiali di calcio. Per la prima volta nella storia la competizione iridata si giocherà in autunno, con la finale fissata per il 18 dicembre. La rivoluzione dei calendari della stagione calcistica è dovuta a un fattore prettamente ambientale: in estate in Qatar le temperature sforano i +40 gradi, ma anche in autunno la situazione non è ideale per dare vita a partire di calcio.

Per questo la progettazione dei nuovi stadi ha dovuto tenere conto delle caratteristiche del clima di questa area del Golfo Persico. Una sfida non semplice: le nuove infrastrutture sportive, hanno fatto presente le autorità locali, avranno degli impianti di areazione in grado di mantenere la temperatura sui 27 gradi sia sulle tribune che in campo. Il tutto però senza gravare sull’ambiente. Un primo esempio viene dalla prima infrastruttura già consegnata e pronta per le gare: è lo stadio Al Janoub di Al Wakrah, zona sud di Doha.

L’opera dispone di un tetto mobile che servirà a mantenere la temperatura più bassa di quella ambientale. Il tetto è interamente coperto di pannelli solari che rende la struttura energicamente auto sufficiente. L’esempio dello stadio Al Janoub dovrebbe essere seguito anche dalle altre opere interessate dalla competizione.

Ospitare un evento di questa portata rappresenta una sfida su più punti che, nell’agenda della sostenibilità, potrebbero essere riassunti secondo questi driver:

  • benefici economici
  • infrastrutture e rinnovamento urbano
  • benefici sociali
  • benefici psicologici
  • benefici politici
  • benefici ambientali

Chiaramente poi, in merito all’ultimo punto, se non si trova un modo complesso ma efficiente di termo regolare la temperatura ovunque al chiuso per grandi quantità di spazi a costi accessibili (non solo per i governi emiri), ipotesi come quelli sopra rappresentati potrebbero non essere lontani e ancor più vicini rispetto al 2050, magari già nel 2022…

Il 2050 è stata scelta come data prospettica per immaginare questi scenari in quanto abbastanza vicina per fare supposizioni realistiche e non troppo lontana dai cicli di pianificazione dei grandi eventi sportivi.

Supposizioni che ci devono far riflettere senza entrare nel catastrofismo. Ora la domanda è: cosa noi, nel nostro piccolo, possiamo fare per contribuire ad uno sport più sostenibile?

E poi, quando parliamo di sport e sostenibilità, teniamo conto solo del “Climate Change” o entrano in gioco altre variabili come Social impact e Inclusion? To be continue…

Fonti:

https://unric.org/it/agenda-2030/

https://www.sportsustainability.org/

Giochi Olimpici sostenibili: utopia o realtà?” Philippe FURRER (Project Manager, Internation Olympic Committee)

https://www.bbc.com/sport/topics/c9r003qdg5wt

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